Edoardo, principe di Galles.

Edoardo VII, la moglie Alessandra e il loro figlio Alberto Vittorio nel 1864 circa.     [copyright]

 

Se avete mai avuto a che fare con dei tessuti, è molto probabile che vi siate imbattuti nel cosiddetto Principe di Galles. Come mai una stoffa viene indicata con un termine così particolare? Per trovare una risposta è necessario addentrarsi nella vita di un personaggio storico: re Edoardo VII del Regno Unito.

Albert Edward, detto Bertie, nacque nel 1841 dalla regina Vittoria e del principe Alberto. Egli fu un ‘playboy prince’ per più di tre decenni, data la lunga vita e il lungo regno della madre Vittoria, che morì nel 1901, dopo più di 63 anni di regno, il più duraturo dopo quello dell’attuale sovrana Elisabetta II. Edward rimase quindi a lungo principe di Galles, prima di essere incoronato re nel 1902 e dare inizio alla cosiddetta età edoardiana. Regnò per un periodo breve, fino al 1910, anno della sua morte. Ma già come principe di Galles influenzò moltissimo l’abbigliamento maschile di tutto il mondo. Malgrado i consigli paterni sull’importanza di non indossare mai nulla di stravagante o volgare, Edward iniziò a coltivare un’attenzione speciale per l’abbigliamento fin dalla giovinezza. Nel 1860 fece il suo primo ordine presso la sartoria Henry Poole & Co., la più rinomata di Savile Row, la strada di Londra famosa fin dal XIX secolo per ospitare i sarti che hanno reso la sartoria maschile inglese la più apprezzata nel mondo, esempio di eccellenza e perfezione di taglio. La rivoluzione industriale aveva permesso di produrre tessuti più vari ed economici, ed era possibile  donare agli abiti una forma molto ben definita grazie alla manipolazione della lana e di altri tessuti pettinati con vapore e ferro da stiro, e all’uso del metro da sarto per prendere le effettive misure di chi doveva indossare l’abito. Henry Poole vestì tutte le teste coronate d’Europa: le famiglie reali di Francia, Russia, Austria, Germania, Belgio, Italia, Portogallo, Svezia, Norvegia, Brasile, Giappone ed Egitto. E ovviamente di Inghilterra, ricevendo dalla regina Vittoria un mandato reale per produrre le livree di corte. Di questa prima visita del principe di Galles rimane una fotografia con un Edward di diciannove anni snello ed elegante, con indosso una giacca a vita stretta, a falde e doppiopetto; un gilet a doppiopetto con catena da orologio Albert; pantaloni grigi affusolati e alto cilindro nero.

Giacca Norfolk, 1890-1900, Victoria and Albert Museum, Londra.    [copyright]

 

Anche negli anni a venire fu continuamente fotografato e preso ad esempio dagli uomini di mezzo mondo, aristocratici e appartenenti alla classe media, malgrado con il tempo la sua silhouette si appesantì, tanto che al momento dell’incoronazione nel 1902 misurava solo 1,65 m di altezza, con 122 cm di petto e la stessa misura di vita. Ma  vestì sempre in modo inappuntabile, lanciando numerose mode. Tuttavia, sebbene molto attento alle forme, Edward preferì sempre un’eleganza pratica, tentando di semplificare i codici vestimentari del tempo, per lui troppo elaborati. Per esempio, durante i suoi soggiorni a Sandringham, la sua residenza di campagna nel Norfolk, il principe decretò che gli ospiti non avrebbero dovuto cambiarsi quattro volte al giorno: sarebbero bastati un completo di tweed per il giorno e un abito da sera per la cena. Edoardo in realtà non seguiva le sue stesse regole, cambiandosi d’abito regolarmente sei volte al giorno. Molti degli abiti che iniziarono ad essere i più utilizzati del XIX secolo derivarono dall’abbigliamento sportivo, caratterizzato appunto da maggiore praticità. A questo proposito, Edoardo rese famosa in tutto il mondo la cosiddetta giacca Norfolk, in origine una giacca da tiro, poi indossata per diversi passatempi all’aperto dal 1870 in poi, in tweed e spesso abbinata a dei pantaloni alla zuava. Questa giacca aveva forma ampia e confortevole, monopetto e con cintura in vita, diverse pieghe a cannoncino ribattute sul davanti e una posteriore centrale. Quasi una ribellione nei confronti di ciò che suo padre, il principe Alberto, scriveva ai cortigiani che frequentavano il figlio: : “Nel modo di vestire, con scrupolosa attenzione alla pulizia e buon gusto, [il principe di Galles] non adotterà mai lo stile rilassato e volgare che predomina oggi. Non prenderà nulla dalla moda dello stalliere o dal guardiacaccia, ed evitando la frivolezza e stolta vanità del dandysmo, avrà cura che i suoi abiti siano della migliore qualità, ben fatti e adeguati al suo rango e posizione … A tutti questi particolari il principe di Galles deve necessariamente prestare più attenzione di chiunque altro. Il suo comportamento sarà più osservato, il suo abito più criticato.”

L’abito da sera e da cerimonia della seconda metà dell’800 era il frac, la cui forma era anch’essa derivata, in origine, dal suo impiego durante la caccia: le code, che ancora contraddistinguono il frac, sono infatti frutto dell’eliminazione della parte frontale delle lunghe giacche portate in quel periodo, per poter cavalcare più comodamente. Edoardo modificò a sua volta il frac, chiedendo nel 1860 a Henry Poole, di eliminare le code di rondine per ottenere un indumento  più confortevole che i fumatori, riuniti dopo cena in spazi appositi, potessero indossare in modo informale per proteggere i vestiti sottostanti dal fumo. Nasceva così il moderno abito da cena, la dinner jacket, prima ritenuta appropriata solo per le cene informali e poi accettata anche come abito da sera. Questo abito prende il nome di smoking in italiano, tight in inglese e tuxedo in americano. L‘ultimo termine racconta di come lo smoking si diffuse negli Stati Uniti: dopo che il milionario americano James Brown Potter ebbe visitato Sandringham nel 1886, fece fare una copia dell’abito per indossarlo al suo club di Tuxedo Park, a New York. L’indumento iniziò ad essere popolare anche in America e prese il nome dal club.  Edoardo VIII, nipote elegantissimo di Edoardo VII, negli anni Trenta riportò in voga questa giacca, facendosi realizzare una copia da Scholte e indossandola in pubblico e nei pranzi privati con una panciotto bianco, simile a quello di suo nonno.

Edoardo VII, principe di Galles.     [copyright]

 

Edoardo amò soprattutto l’uso del completo maschile, lounge suit, che si era già affermato dal 1850-1860 come il più comune vestito da giorno, e che trovò un grande sostenitore nel principe. Era formato da tre pezzi: giacca, gilet e pantaloni.  La giacca, con davanti arrotondato, inizialmente si chiudeva sul petto con un solo bottone effettivo, mentre dopo il 1880 iniziò ad essere abbottonata molto in alto e spesso interamente, con una linea più stretta sulle anche. Poteva essere a mono o doppiopetto; curiosamente in alcune foto del sovrano si scorgono varianti dovute probabilmente al suo aumento di peso, più che alla volontà di lanciare una moda, come l’abbottonatura di una giacca a doppiopetto come se si trattasse di una giacca monopetto, o di una sorta di gemello per chiudere la giacca stessa. Il collo aveva dei piccoli revers, per bilanciare l’allacciatura alta, che comunque lasciava spazio sufficiente sotto il mento per il colletto staccabile e una cravatta. Quest’ultima abbandonò la forma troppo ricca del passato, in favore di un nodo semplice, che risulterebbe ancora attuale. La seta per le cravatte era lavorata in numerosi centri inglesi: Spitalfields nella parte est di Londra, Macclesfield nel Cheshire o Sudbury nel Suffolk. Edoardo preferiva inoltre portare giacche con spalle naturali e non imbottite come quelle dell’epoca. Gli scalfi delle maniche dovevano essere perfettamente sagomati per permettere una buona vestibilità. Sotto la giacca si indossava un gilet, che Edoardo iniziò a portare tenendo sganciato l’ultimo bottone per maggiore comodità, e che darà origine alla nuova foggia di questo capo, cha ha sul centro davanti due punte. Spesso usava panciotti bianchi, con sotto una camicia, sempre bianca, con polsini e colletto intercambiabili, e collo alto e inamidato.

I pantaloni erano affusolati, ma non aderenti come in precedenza, chiusi con bottoni sul davanti e non più sul fianco come prima del 1840. Si portavano sia confezionati con lo stesso tessuto della giacca oppure in colori contrastanti. Gli orli erano abbastanza ampi per adeguarsi alle scarpe con il tacco, che anche Edoardo calzava, come voleva la moda ottocentesca e com’era opportuno per slanciare la sua figura tozza. Il tacco misurava dai 4 ai 5 cm e la scarpa poteva essere confezionata con inserti elastici per essere più confortevole e suola leggera e rinforzata alla maniera tradizionale inglese. Anche nei pantaloni Edoardo introdusse alcune novità: le pieghe sui lati piuttosto che sulla parte anteriore e l’adozione dei risvolti sull’orlo, per proteggere il fondo dei pantaloni dal terreno fangoso.

Anche l’utilizzo di alcuni tessuti fu incentivato da Edoardo, sempre in nome di una maggiore comodità e come conseguenza dell’amore per gli sport, quali caccia e corse dei cavalli. In particolare amava il tweed e il tessuto scozzese Glenurquhart con una fantasia a quadri, che ancora oggi chiamiamo Principe di Galles, proprio in suo onore. In una fotografia del 1905 circa, vediamo proprio questa stoffa utilizzata per confezionare un altro capo amato da Edoardo: l’Inverness cape, un pesante cappotto con una mantella impermeabile sovrapposta sulle spalle, sempre in Principe di Galles, realizzata da Henry Poole & Co. Sotto all’Inverness cape il re portava una giacca in tweed. Come appassionato navigatore, Edoardo diffuse il blazer, una giacca monopetto color blu navy, abbinata a pantaloni di colore chiaro, che veniva indossata dall’equipaggio della H.M.S. Blazer, nave da guerra della marina inglese, da cui deriva il nome. Inoltre Bertie introdusse l’uso della giacca da camera in velluto e il completo da caccia in loden.

Edoardo VII con Inverness cape e Homburg hat, 1905 circa, Royal Collection Trust, Londra.     [copyright]

 

Edoardo non si limitò a lanciare mode nell’ambito dei soli abiti. Due copricapi in particolare devono a lui la loro fortuna: l’Homburg Hat, in italiano la lobbia Homburg, scoperta in Germania in uno dei suoi innumerevoli viaggi all’estero, che era originariamente un cappello per il tempo libero, ma che divenne presto un copricapo formale. La lobbia aveva falde strette e rialzate, e di solito la corona bordata con un nastro, malgrado in alcune foto si veda Edoardo indossarne alcune senza nastro. Il principe di Galles la rese così popolare, da trasformarla in un simbolo del suo paese, insieme ad un altro copricapo da lui adottato, la bombetta, che diventò popolare dal 1870 e che ancora oggi evoca immediatamente l’Inghilterra.  Come ornamenti, nelle fotografie che ritraggono Edoardo spesso compaiono il bastone, come si addiceva a un gentiluomo del suo tempo; un fiore all’occhiello, reliquia di quando il risvolto poteva essere chiuso, tutt’ora presente sugli abiti maschili. Spesso è ben visibile la catena da orologio Albert appesa al gilet, sia doppia che singola, e delle eleganti spille da cravatta, oltre ad anelli, gemelli e bottoni preziosi.

Bibliografia

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Un pensiero riguardo “Edoardo, principe di Galles.

  1. Con le notizie storiche, che rinfrescano la memoria, grazie a te ora sappiamo l’origine di alcune regole, ancora attuali, per essere considerato un ” signore elegante”. Ti aspetto,a presto

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